Questo sito utilizza solo cookie tecnici necessari per la fruizione dei contenuti. Per maggiori informazioni leggi l'informativa sul trattamento dei dati personali.

Privacy Policy
Governo italiano
Seguici su
Cerca

Risposte alle domande frequenti (FAQ) sul Libro Bianco Made in Italy 2030 e sui suoi contenuti.


 

1. Che cos’è il Libro Bianco?
Il Libro Bianco è prodotto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, coordinato dal Centro Studi realizzato con la partecipazione di tutti i Dipartimenti del Ministero e dopo una ampia consultazione pubblica su un documento preparatorio dell’ottobre del 2024 (Libro Verde). Risponde alla necessità di dare alle imprese una visione d’insieme dell’industria italiana e delle sfide che essa ha difronte. Non è un documento di pianificazione economica ma una proposta di nuova strategia industriale. Il Libro Bianco adotta una visione sistemica ed olistica della politica industriale basata sull’interazione collaborativa pubblico – privato e sull’integrazione tra politiche pubbliche diverse.

 

2. Perché il Libro Bianco esce ora e perché prevede il 2030 come orizzonte?
Il Libro Bianco viene pubblicato a tre anni dall’inizio della legislatura, a un anno e mezzo dalla pubblicazione del Rapporto Draghi e a circa un anno dall’insediamento della nuova Commissione Europea e della nuova amministrazione americana per tenere conto dei cambiamenti avvenuti sia a livello nazionale che europeo ed internazionale. Il 2030 è un primo orizzonte utile per testare ed implementare questa strategia nel nuovo contesto politico ed economico.

 

3. È richiamato più volte il tema dello “Stato Stratega”. Che cos’è?
Lo Stato Stratega è un concetto di Stato che per sostenere più efficacemente le imprese e influire sulla struttura industriale del Paese fa leva sui meccanismi di coordinamento tra politiche pubbliche diverse, sui diversi livelli di governo, sulla capacità di gestione dei dati e delle informazioni e su una visione basata su grandi obiettivi di politica industriale.

 

4. Cosa sono le visioni, obiettivi e strumenti illustrati nella parte finale del Libro Bianco?
La strategia industriale si basa su tre livelli: visioni, obiettivi, azioni. Le visioni sono i principi ispiratori. Gli obiettivi rappresentano i traguardi da raggiungere. Le azioni sono gli strumenti che vengono identificati.



5. Quale rapporto c’è tra la politica industriale nazionale e l’Unione Europea?
L’Unione Europea gioca un ruolo imprescindibile nella politica industriale e senza il mercato europeo, un’innovazione condivisa e grandi alleanze industriali continentali l’Italia non riuscirebbe a competere con i grandi attori mondiali. Essa, tuttavia, deve assumere un ruolo più attivo nel finanziamento di grandi progetti industriali strategici europei, procedere ad una massiccia semplificazione amministrativa e superare approcci ideologici alla decarbonizzazione non compatibili con il mantenimento di un’Europa manifatturiera.

 

6. Che cosa intende il documento per deindustrializzazione?
La deindustrializzazione è un grande processo di perdita della centralità del manifatturiero nelle economie occidentali e può essere misurata in vari modi (perdita di occupazione, diminuzione del peso della manifattura sul PIL, bassa crescita della produzione industriale. Negli ultimi 30 anni l’Italia ha subito meno di altri Paesi la deindustrializzazione ma questa capacità di resistenza non ha ancora prodotto la modernizzazione sufficiente per una nuova industrializzazione. La deindustrializzazione non è un destino ma una fase di transizione tra modelli di sviluppo diversi che necessita del supporto dello Stato per essere superata.

 

7. Perché la manifattura è definita “architrave”?
Nel Libro Bianco si sostiene che la manifattura è la parte centrale delle filiere produttive su cui si integrano una parte importante dei servizi e che è caratterizzata da maggiore produttività, salari medi, spesa in ricerca e sviluppo ed export. In un mondo più instabile e caratterizzato dalla necessità di maggiore autonomia strategica e sicurezza economica, mantenere la manifattura al centro dell’economia consente di rafforzare la base industriale del Paese e ridurre le vulnerabilità economiche e dipendenze strategiche.

 

8. Che ruolo gioca il Made in Italy?
Il Made in Italy rappresenta il cuore del nostro sistema produttivo e dell’export che va sia salvaguardato che modernizzato e che vale circa 670 miliardi di esportazioni. Al centro del sistema di produzione Made in Italy si collocano quei settori e quei prodotti che ci vedono fortemente specializzati a livello internazionali e che sono definiti come Made in Italy d’eccellenza. Questo punto di forza del Made in Italy vale circa 450 miliardi di export di prodotti in cui l’Italia ha un vantaggio comparato. Oltre al Made in Italy tradizionale basato sulle 5A del manifatturiero classico (abbigliamento, agroalimentare, arredamento, automazione, automotive) esiste un nuovo Made in Italy basato su nuove tecnologie e domini (come spazio e mare) e sui servizi (come turismo sostenibile e industrie culturali e creative).

 

9. Perché sono importanti le filiere produttive e quali sono?
Perché è necessario vedere l’economia nel suo complesso, considerando l’intero ciclo dei prodotti del Made in Italy, che parte dalle materie prime e finisce con il prodotto consegnato al consumatore. Le filiere, che hanno al centro la manifattura, includono le materie prime, i servizi ed il commercio e devono essere sostenute attraverso una strategia unitaria che lavori sui punti di forza, protegga le vulnerabilità e identifichi le opportunità di crescita. Il Libro Bianco, anche consultando le imprese, le associazioni di categoria e l’ISTAT ha ricostruito 18 filiere produttive che abbracciano l’intera economia nazionale, divise in 5 tradizionali, 5 innovative e 8 abilitanti. All’interno della strategia industriale nazionale, ogni filiera deve sviluppare una strategia settoriale mirata. Nel Libro Bianco, elaborate in collaborazione con gli stakeholder, sono identificate le 10 strategie per le filiere verticali. L’approccio dinamico alla valorizzazione delle filiere produttive prevede un meccanismo di dialogo con le imprese della filiera al fine di mappare la domanda di politica industriale che da esse proviene, misurare la spesa attuale e aggiornare la strategia industriale.

 

10. Che ruolo hanno i salari nelle politiche industriali?
La crescita dei salari è ritenuta un obiettivo delle politiche industriali realizzabile attraverso un aumento della produttività delle imprese ottenibile con investimenti, innovazione e formazione. La crescita dei salari, in una fase stagnazione demografica e protezionismo commerciale, è necessaria anche per rafforzare la domanda interna.

 

11. Che ruolo occupa la “sicurezza economica” nel documento?
La sicurezza economica occupa un ruolo centrale in quanto è ormai divenuta una dimensione della politica industriale stessa. Essa deve essere adottata nella cultura e nella visione strategica delle imprese, incluse le piccole e medie. Al tempo stesso di deve evitare l’eccesso di securizzazione e le restrizioni non necessarie. Per questo è fondamentale l’accompagnamento delle imprese da parte dello Stato in questa nuova dimensione della competitività.



12. Qual è l’importanza dei dati?
I dati economico finanziari delle imprese italiane e dei mercati sono il nuovo petrolio e la loro valorizzazione consente oggi allo Stato di realizzare politiche industriali più mirate, efficaci ed efficienti. La Stato stratega si costruisce con la realizzazione di piattaforme di dati integrate per gestire, valutare e disegnare le politiche industriali di nuova generazione.

 

Questa pagina ti è stata utile?

'Non hai validato correttamente la casella "Non sono un robot"'
Torna a inizio pagina