Documento Verbale di incontro
Azienda Bekaert Sardegna S.p.A.
Settore Componentistica automotive
Data 17 novembre 2025
Il giorno 17 novembre 2025 si è tenuto un incontro in presenza e in videoconferenza convocato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy avente ad oggetto la società Bekaert Sardegna S.p.A. La riunione è stata presieduta dal Consigliere del Ministro per le politiche e gli interventi in materia di riconversione industriale, Giampietro Castano. Erano presenti: per il MIMIT Manuela Silvestri della Div. VIII Politiche per la risoluzione delle crisi di impresa; per la Regione Sardegna, l’Assessore dell’Industria, Emanuele Cani, e l’Assessore Regionale del Lavoro, Desirè Manca; per il Comune di Assemini, il sindaco Mario Puddu; per Bekaert Sardegna S.p.A. il Vice President Legal & Compliance, Stefanie Nover, l’amministratore delegato, Stefano Meloni, i due legali, Alessandra Ferroni e Kathleen Lemmens, e il dott. Angelo Pitalis; per SERNET, il Presidente, Alberto Sportoletti, il Vicepresidente, Gaetano Casalaina, e il Responsabile di progetto, Lorenzo Buzzetti; per Sviluppo Lavoro Italia, la dott.ssa Maria Antonia Garofano; per Confindustria Sardegna Meridionale, i responsabili Area Lavoro e Relazioni Industriali, Fulvio Nieddu e Alberto Ambu. Erano presenti le Segreterie nazionali e territoriali di CGIL, CISL, UIL, FIOM-CGIL, FIM-CISL e UILM, unitamente alle RSU.
Il dott. Castano ha aperto l’incontro dando la parola all’azienda per un aggiornamento.
Per Bekaert, il dott. Meloni ha comunicato che, a settembre e dopo accurate verifiche, la casa madre ha deciso di cedere il sito sardo. La scelta è legata alle difficoltà del mercato automotive, degli pneumatici e dello steel cord, caratterizzati da forte concorrenza, calo della produzione europea, spostamento verso la Cina e crescente importazione dai Paesi asiatici. Questi fattori hanno inciso pesantemente sul sito, che registra volumi in calo: da 28.000 tonnellate di capacità, si è passati a 19.000 nel 2024, 17.000 nell’anno in corso e si prevedono 10.500 nel 2026. Per gestire la transizione, l’azienda si è avvalsa di SERNET, avviando un dialogo con le organizzazioni sindacali, un contratto di solidarietà esteso a 12 mesi, incentivi all’esodo e un processo di ricollocamento. L’obiettivo è ridurre l’organico di circa 100/120 unità. Infine, ha dato la parola a SERNET.
Per SERNET, il dott. Sportoletti ha dichiarato che l’obiettivo fondamentale è garantire la continuità aziendale attraverso strumenti mirati quali la reindustrializzazione, il ricollocamento attivo e la ricerca di un subentrante. La selezione dei potenziali subentranti avviene sulla base di tre criteri essenziali: solidità del soggetto, sostenibilità del piano industriale e capacità di assorbimento occupazionale. L’analisi del piano industriale dipende strettamente da questi tre elementi, che devono risultare tra loro coerenti e correlati.
Il dott. Casalaina ha reso noto che è stato dedicato ampio spazio alla ricerca di player in grado di garantire la continuità operativa ma che si stanno mantenendo aperte differenti azioni di scouting, tenendo conto soprattutto delle specificità del sito in oggetto. Ha dichiarato che si sta monitorando con attenzione ciò che può risultare strategico per la Sardegna e, inoltre, si stanno osservando settori caratterizzati da tassi di crescita significativi e ambiti di interesse che rientrano nel raggio d’azione proposto.
Il dott. Buzzetti ha fornito un quadro delle attività che SERNET ha messo in campo fino ad ora rendendo noto che ci sono stati 199 contatti con le aziende, di cui 7 sono in fase avanzata, e che è giunta una prima manifestazione di interesse.
Le OO.SS. hanno definito prematuro discutere di fuoriuscite prima di avere un potenziale acquirente definito che chiarisca le competenze e il personale di cui necessita. Hanno chiesto di poter conoscere le motivazioni che hanno spinto l’azienda a non avviare possibili interlocuzioni con aziende cinesi e le motivazioni che hanno condotto alla decisione di cedere lo stabilimento sardo se il calo della produzione impatta anche altri siti. Hanno dichiarato di non vedere sbocchi concreti ad un percorso di reindustrializzazione e che una simile scelta è stata presa con eccessiva rapidità e leggerezza. Il percorso resta una grande incognita, soprattutto in una situazione delicata come quella sarda. Infine, hanno definito necessario capire se sussiste ancora una prospettiva per il settore automotive e, qualora così fosse, verrebbe accolta con favore una proposta di vendita con continuità anziché di reindustrializzazione.
Per la Regione Sardegna, l’Assessore Cani ha dichiarato di voler avviare un confronto con il Ministro e il Sottosegretario in merito alla rinuncia che si sta compiendo sul territorio della Sardegna, una scelta che non tiene conto della sua rilevanza strategica. È necessario comprendere quale ruolo possano avere le istituzioni regionali e perché si sia deciso di chiudere uno stabilimento in Italia e non altrove. Ha ribadito che la priorità deve essere la salvaguardia del lavoro, delle imprese e delle produzioni. È evidente che l’esclusione dell’ipotesi di aziende cinesi riduce le possibilità di individuare soluzioni. Ha aggiunto che è necessario chiarire le motivazioni che hanno spinto la società a questa decisione e individuare insieme gli strumenti utili a non disperdere quanto costruito.